Intervista a Debora Moretti e Marilù Guglielmini, fondatrici del Progetto Libellula
Le statistiche dicono che 1 donna su 3 ha subito una violenza fisica almeno una volta nella sua vita, e ormai sappiamo come vengono gestite le emergenze sociali di questo tipo, quelle nascoste, quelle che non fanno scalpore, che non fanno rumore, perché celate dietro un muro di omertà e vergogna: la tendenza è sempre quella di occuparci di un problema solo quando diventa troppo grande per essere ignorato.

“Se non noi, chi? Se non adesso, quando?”
Sono queste le domande che si sono poste Debora e Marilù.
Sono queste le domande che fanno la differenza, ed oggi più che mai abbiamo bisogno di persone che fanno la differenza.
Ma chi sono Debora e Marilù? Cosa le lega alla problematica della violenza sulle donne?
Perché è così straordinaria la loro storia?
Debora e Marilù sono due amiche che davanti ad un problema hanno deciso di affrontarlo proponendo una soluzione concreta dal nome Progetto Libellula.

La cosa più eccezionale di questo progetto è che parte da un’azienda.
Sì, perché Debora e Marilù prima di diventare amiche hanno avuto la fortuna di diventare colleghe, di conoscersi in un’azienda con un mindset diverso, differente, un’azienda che vuole fare la differenza.
Sto parlando di Zeta Service, una società che si occupa di gestione della risorsa umana, non solo dal punto di vista amministrativo, ma anche e soprattutto dal lato umano. Zeta Service affianca e supporta le aziende a gestire e ridisegnare i processi di HR, e proprio per questo sin dalla sua costituzione si è impegnata a creare all’interno del proprio workplace un ambiente che potesse fare la differenza, stimolante e creativo, con un’attenzione particolare alla più grande risorsa di un’azienda, il capitale umano. 
Quel che si dice: dare l’esempio.
Questa azienda, tra i vari meriti ricevuti, è stata premiata come Positive Business Company 2017 per aver tradotto in progetti reali i valori e i principi della Scienza dell’Happiness; presente per l’ottavo anno consecutivo tra le migliori aziende dove lavorare in Italia secondo la classifica stilata dal Great Place to Work Institute, si distingue anche nel campo della parità di genere, grazie all’attuazione di politiche che garantiscono a uomini e donne pari opportunità e riconoscimenti di carriera, rientrando tra le aziende finaliste in lizza per il Woman Value Company 2017.
Da sempre pioniera in Italia del concetto di intelligenza emotiva studiato dallo psicologo statunitense Daniel Goleman, Zeta service ha cercato di proporre una leadership basata sulla capacità empatica promossa dallo stesso, che tra le altre cose è stato più volte ospite in questa azienda per ispirare i dipendenti (ma non solo) a lavorare con passione, accedendo alle proprie emozioni e mettendoci il cuore.
“Le nostre passioni possiedono una loro propria saggezza: guidano il nostro pensiero e la scelta dei nostri valori, e garantiscono la nostra sopravvivenza.”
Daniel Goleman
Quindi dove, se non in questo contesto così eccezionale, poteva nascere il Progetto Libellula?
Ma cos’è il Progetto Libellula?
Stiamo parlando del primo network di aziende unite contro la violenza sulle donne. Stiamo parlando di cambiamento, di sfida, di cultura della bellezza. Stiamo parlando di trasmissione di valori.
Il progetto è stato presentato il 16 Maggio scorso presso l’Hotel Magna Pars, attirando non poca attenzione. All’evento, dove le ideatrici Debora Moretti e Marilù Guglielmini hanno raccontato la nascita e lo sviluppo di questa idea, hanno partecipato anche il sindaco di Milano, Giuseppe Sala e l’attrice Daniela Bianchi Airoldi, che per l’occasione ha recitato un toccante monologo di denuncia scritto da Zeta Service.

Una giornata in cui un’idea nata dalla voglia di cambiare una realtà che troppo spesso passa inosservata, ha trovato la sua realizzazione concreta.
La partecipazione e il consenso riscontrato sono di per sé una gran vittoria, ma come si propone di agire questo progetto?
In che modo le realtà aziendali possono contribuire a migliorare un aspetto così personale della vita?
Chiediamolo direttamente alle ideatrici di questo progetto.
Avete ampiamente esposto le vostre motivazioni, ma quando un concetto è positivo, vale la pena ripetersi. Cosa vi ha spinte a pensare che una realtà aziendale possa intervenire attivamente in una sfera di vita così privata?
“La nostra idea nasce da una riflessione: esistono molte associazioni impegnate a combattere la violenza sulle donne ma ad oggi non esiste nessun network di aziende impegnate in questo. La lotta alla violenza sulle donne è anche una questione di cultura e di linguaggio, perché è proprio attraverso le parole che si disegnano i confini fra ciò che è accettabile e ciò che non lo è.
Le aziende oggi sono delle realtà vive e in continua trasformazione popolate da uomini e da donne che portano al loro interno non solo le loro competenze, ma anche il loro modo di essere, il loro vissuto il loro modo di intendere la vita. Abbiamo deciso di partire proprio dalle aziende perché è proprio qui che una buona % di donne e di uomini oggi trascorre la maggior parte del tempo.
L’azienda in sé non è solo un luogo di lavoro ma un polo di cultura
L’azienda in sé non è solo un luogo di lavoro ma un polo di cultura dove vengono trasmessi valori e dei messaggi, ed è proprio per questo che il suo ruolo di «comunicatrice» diventa fondamentale. Quali valori si trasmettono ai collaboratori? Quali messaggi? Quale mondo gli mettiamo a disposizione?
Un’azienda orientata in un certo modo, di conseguenza orienta anche i suoi collaboratori o almeno gli fornisce occasioni di riflessione. L’azienda quindi è un incubatore di valori e il progetto vuole lavorare su questi valori.
Quanto vi ha influenzato il vostro ambiente lavorativo e perché?
“Il contesto lavorativo è stato fondamentale, nel tempo l’attenzione che Zeta Service ripone alle persone, ci ha portato a spingerci oltre ad interrogarci sul benessere delle persone senza limitarci a quello dei nostri collaboratori.”
L’idea è partita da voi, eppure vi occupate di marketing. Quanto è importante per Zeta Service la diversificazione dei ruoli e la possibilità di esprimersi oltre al ruolo in cui si è collocati in azienda? Quanto questo concetto vi ha portate a credere che l’azienda possa diversificare a tal punto la sua funzione, spesso semplificata, di “luogo di lavoro” separato dalla “vita privata”.
“Zeta Service crede fortemente nei talenti ed investe nel capitale umano lasciando esprimere liberamente a ciascuno di noi il proprio parere e le proprie idee. Da sempre ci siamo spinti oltre il puro core business dell’azienda, portando avanti progetti di responsabilità sociale e collaborazioni con onlus ed associazioni benefiche. Con il Progetto Libellula vogliamo creare un network di aziende che abbiano la volontà di lavorare insieme su ciò che va valorizzato per evitare che la violenza trovi spazio.”
Il progetto è stato giustamente affidato ad una persona esperta in materia, la responsabile scientifica del progetto Giorgia Ortu La Barbera. Quali ricerche sono state condotte nello specifico?
“Il supporto di Giorgia Ortu La Barbera è stato fondamentale ai fini della ricerca sul tema della violenza sulle donne. Prima di intraprendere un’indagine esplorativa all’interno delle aziende, abbiamo studiato il fenomeno da tutti i punti di vista ed analizzato i dati istat.
L’indagine realizzata per il Progetto Libellula si è sviluppata attraverso tre distinti momenti di lavoro.
Nella prima fase, sono stati condotti dei focus group che hanno visto la partecipazione attiva di alcuni collaboratori delle aziende che hanno preso parte alla ricerca. Si è partiti da uno studio documentale sul fenomeno che ci ha permesso di costruire strumenti mirati di analisi e ricerca, utili per approfondire le culture di cui sono portatrici le realtà aziendali, in tema di discriminazioni e violenza sulle donne. Successivamente sono state realizzate delle interviste ai responsabili HR per comprendere le azioni di prevenzione e contrasto alla violenza sulle donne già attivate in azienda o in alcuni casi quelle che dal loro punto di vista si sarebbero potute attivare in base al proprio contesto organizzativo di riferimento. In fine, a partire dai rilievi e dalle informazioni emerse nelle prime fasi, è stato costruito un questionario che e si è rivelato un utile strumento per la rilevazione del fenomeno dal punto di vista delle aziende aderenti.

I risultati di questa ricerca sono stati raccolti e descritti all’interno di un Ebook scaricabile gratuitamente.
Come prodotto finale dell’indagine si è costruito un programma di azioni per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni e della violenza sulle donne, che possano essere adottate efficacemente in contesti aziendali.”
Quali attività avete previsto in concreto? Come avete intenzione di innescare un cambiamento strutturale in ambito aziendale?
“Le attività mirano alla prevenzione del fenomeno e ad un cambiamento culturale da iniziare a veicolare all’interno delle aziende in cui tutti noi passiamo la maggior parte del nostro tempo. Le attività sono state classificate in 5 macro contenitori:
1.Alfabetizzazione e sensibilizzazione: Incontri centrati sul tema della violenza di genere e su tematiche affini, di taglio informativo e di sensibilizzazione.
2.Workshop: Seminari formativi di taglio esperienziale, finalizzati ad accrescere consapevolezza e competenze di genere.
3.Next generations: Attività rivolte ai figli e dalle figlie dei dipendenti che si avvale di metodologie differenziate in funzione di diverse fasce d’età.
4.Consulenza HR: Costruzione di interventi in area risorse umane, tagliati sulle specificità del contesto, sui temi del diversity management, delle pari opportunità e dello sviluppo della cultura di genere
5.Certificazione: Percorso di certificazione delle best practices portate avanti in azienda in tema di violenza, diversity management e cultura di genere.”
Cosa vi aspettate da questo progetto? Al di là dell’adesione al network. Rielaboro la citazione di un grande uomo per farvi l’ultima domanda: qual è il cambiamento che volete essere nel mondo?
“Siamo convinte che davanti a qualunque evento si possa sempre fare qualcosa, siamo convinte che con una piccola azione si possa innescare un cambiamento, forse lento, forse invisibile nell’immediato ma che con il tempo porti ad una reale trasformazione culturale.
Il cambiamento più duraturo secondo noi passa dalla cultura e dai luoghi di aggregazione, fra questi anche le aziende, che oggi non rappresentano più solo “Il luogo di lavoro” ma delle incubatrici di valori che devono assumere un ruolo attivo nell’essere ambasciatrici di una cultura del rispetto delle identità di genere, del rispetto delle differenze.”
Da qui vogliamo partire per fare la nostra parte nel contrastare un fenomeno che pensiamo possa essere arginato attraverso la diffusione di una nuova cultura a partire dalle aziende.
Vogliamo essere il polo guida che si occuperà di produrre materiale, corsi, attività, analisi dei contesti lavorativi che le aziende aderenti al progetto veicoleranno al loro interno per uomini, donne e figli dei loro collaboratori. ”
“La nostra mission è fare entrare la cultura per fare uscire la violenza.”
Cultura. Forse la parola chiave è proprio questa. Siamo inseriti in un contesto in cui ciò che è diffuso finisce per diventare “tollerabile” e smette di creare scandalo e indignazione diventando qualcosa di tacitamente ignorato e nascosto.
Per fortuna ci sono persone pronte a dare voce a chi non ha i mezzi per farlo, a chi ha troppa paura o troppa vergogna per gridare il proprio dolore al mondo.
Persone come Debora e Marilù, che hanno sentito la necessità di fare qualcosa di concreto, per arrivare dove le sole parole non riescono più a fare la differenza.

Persone come Silvia Bolzoni, Amministratore unico di Zeta Service, che ha reso possibile la realizzazione di questo progetto, ma soprattutto ha creato un’azienda diversa, impegnandosi a dare valore alle persone che la compongono, generando un’impatto sociale che ha portato a qualcosa di mai visto prima, con il fine di creare una rivoluzione culturale su larga scala, partendo dal luogo che più ci accomuna in assoluto, quello di lavoro.
Il progetto Libellula è semplicemente rivoluzionario: ha creato un grande impatto sia nel mondo del lavoro ma anche e soprattutto nella vita privata di moltissime persone, tanto che anche un nome noto come Ambra Angiolini ha deciso di voler far parte di questo messaggio.

L’attrice in collaborazione con Zeta service ha girato un significativo cortometraggio prodotto da MaGa Production, per la regia di Massimo Ferrari per presentare il Progetto Libellula. Per lanciare un messaggio importantissimo, quello che nonostante tutto, la cultura della bellezza è ancora possibile.
Messaggio che vuole essere gridato forte e chiaro, a partire dal simbolo di questo network: la libellula, da sempre simbolo di trasformazione e del costante processo di cambiamento delle nostre vite perché nonostante trascorra parte della sua esistenza in fondo a uno stagno come larva, esattamente come la più bella storia a lieto fine, riesce ad emergere dal fango ed imparare a volare.

La libellula è un simbolo di libertà, pace, consapevolezza ed equilibrio.
E per ottenere questo dobbiamo rifarci alla cultura della bellezza per la vita, per noi stessi, per chi ci circonda, che sia un collega di lavoro o uno sconosciuto, perché facciamo tutti parte di qualcosa di più grande, perché la vita è un dono che va preservato contro ogni forma di violenza.