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Talent garden: passion coWorking space

agosto 28, 2017 by Federica Allegro Leave a Comment

Intervista a Davide Dattoli (presidente e co founder di Talent Garden)

 “Se io sto tutti i giorni in un ambiente in cui mi sento dire che non ho nessuna speranza, certo che mi rassegno. Ma se invece mi circondo di ragazzi pieni di idee che stanno provando a realizzarle, allora si che cambio marcia.”

Sono queste le parole di Davide Dattoli, il giovanissimo presidente e co founder di Talent Garden, il più grande network europeo di condivisione di spazi coworking dedicati al digitale. Fondato nel 2011 a soli 21 anni, questo rivoluzionario progetto nato a Brescia e che oggi conta 18 campus in 6 paesi europei, si propone di raggruppare i maggiori talenti in circolazione e di fornirgli gli strumenti per realizzare le loro idee imprenditoriali legate al mondo digital.

Ma chi è Davide, e come ha fatto a raggiungere un risultato così importante nonostante la sua giovane età?

Davide è un ragazzo che non ha mai perso tempo, ha capito fin da subito di dover fare il più possibile, il prima possibile. Troppo spesso noi giovani ci sentiamo ripete di aver moltissimo tempo a disposizione per realizzare i nostri sogni, i nostri progetti, ma quasi mai ci viene ricordato che il tempo ci sfuggirà tra le mani senza darci alcuna possibilità di riscatto.

La prima esperienza lavorativa Davide la fa nel ristorante dei genitori, dove capisce immediatamente ciò che non vuole essere. Da sempre incuriosito dal mondo digital decide di collaborare all’attività di famiglia a modo suo, e crea la pagina Facebook del ristorante dei genitori, probabilmente una delle prime pagine Facebook italiane gestite con l’idea di trarne un guadagno. Il moltiplicarsi delle pagine Facebook in gestione è per Davide una conferma importante e da lì a poco, a soli 18 anni, avvia il suo primo progetto imprenditoriale: Viral Farm, una società digitale specializzata in Social Media e Mobile Application. Consulente per riviste digitali e fondatore di un’applicazione per mamme digitali “Save the Mom”, a soli 21 anni vanta già una grande esperienza.

Arrivo al nostro appuntamento davvero entusiasta, dove Davide mi accoglie con tutta la semplicità di un ragazzo di 27 anni.
L’atmosfera che si respira a Talent Garden è stimolante e creativa, sarà l’effetto del coworking! Ma chiediamo direttamente a Davide cosa si propone di fare con questo innovativo progetto.

Io e Davide nella sede di Talent Garden di Milano in Via Calabiana

Parto forse con una domanda scontata ma, quanto vi proponete di ispirare le nuove generazioni?

Talent Garden innanzitutto si propone di fornire gli strumenti a una nuova generazione che affronta il mondo del lavoro in modo diverso: prima di tutto perché si occupa di digitale, che non può più essere considerato come un settore a parte ma che è diventato totalmente trasversale a qualsiasi ambito, di conseguenza anche l’approccio al lavoro stesso viene percepito diversamente, e poi abbiamo il concetto di “passion working space”, che viene riproposto all’ingresso di tutte le nostre sedi, questo perché il lavoro deve essere considerato come qualcosa che ti appassiona e che riesci ad affrontare con piacere, piuttosto che un luogo dove devi stare dalle 09.00 alle 18.00 e da dove non vedi l’ora di scappare.
La nuova generazione che ci proponiamo di ispirare basa il proprio concetto di lavoro su queste due cose, il digitale e la passione per ciò che fa. Abbiamo l’obbiettivo di fornire tutto il necessario per permettere a queste persone di raggiungere i loro obbiettivi, fornendo lo spazio fisico, ma anche la possibilità di costruire e migliorare le proprie competenze connettendosi a tante persone che hanno i loro stessi interessi.

E invece quanto ti senti ispirato personalmente stando ogni giorno a contatto con persone impegnate a costruire il loro futuro?

Io personalmente moltissimo. Lavoro in un contesto in cui mi trovo a contatto con 450 persone: alcune ce la stanno facendo, altre no, ma non importa, riescono tutte a lasciarti qualcosa. Viviamo in un mondo che è sempre più digitalizzato e in cui siamo sempre connessi tramite messaggi o social, che sono degli strumenti utilissimi perché velocizzano le comunicazioni e l’operatività del lavoro, ma personalmente credo che le idee migliori nascano quando si sta vicini, per esempio bevendo un caffè.

A proposito di idee, il primo progetto imprenditoriale l’hai lanciato a soli 18 anni: sto parlando di Viral Farm, fallito dopo solo un anno. Da persona che ci è passata, cosa diresti a chi sta vivendo un fallimento o a chi sente di non riuscire a farcela?

Il concetto è questo:

“se non provi non vai da nessuna parte, se non fallisci significa che non sei andato abbastanza veloce.”

A volte ce la fai altre no, ma il vero valore aggiunto sta nel processo. Tentare è la vera esperienza, ciò che farà la differenza per te. Puoi farcela o non farcela, ma averci provato sarà già una riuscita.

Nel mio caso specifico il progetto non poteva funzionare perché noi soci avevamo obbiettivi troppo diversi sul medio periodo, e spesso per realizzare i nostri progetti, oltre a noi stessi e alla nostra volontà, che è fondamentale, la differenza la fanno le condizioni in cui sei inserito. Se hai un problema e lo affronti da solo chiuso nella tua stanza, ti sembrerà 10 volte più grande, invece, nel momento in cui lo condividi con qualcuno, riesci ad affrontarlo meglio. L’umanità che ti circonda è ciò che fa la differenza nei momenti di difficoltà e il confronto con gli altri è l’unico modo per capire che certi percorsi vanno fatti con pazienza, perché ogni business ha una carriera professionale molto simile e che per intraprendere qualsiasi scalata bisogna essere in grado di fare un passo alla volta, mentre spesso se ne vorrebbero fare 3 insieme.  La sfida che si propone Talent Garden è proprio questa, ovvero creare un ambiente dove gli imprenditori hanno a disposizione strumenti tecnici ma non solo, perché il contatto umano è quel valore aggiunto che può fare la differenza in qualsiasi business.

Sei partito dal concetto di coworking già utilizzato in Silicon Valley e l’hai portato in Italia. Come hai fatto a creare di fatto un nuovo mercato? Come hai fatto a realizzare il più grande network di coworking in Europa?

Non è stato nulla di copiato o importato dagli Stati Uniti, perché il coworking c’era già in Italia. Io e miei soci di Viral Farm venivamo da una piccola provincia e avevamo la necessità di stare insieme. Siamo partiti da qui e la differenza l’ha fatta proprio questo.

Quando tu costruisci qualcosa perché la vedi su un pezzo di carta o perché sei innamorato di un’idea, spesso finisci per schiantarti contro un muro perché pensi di sapere ciò che le persone vogliono senza avere la capacità di capirlo realmente. Quando parti da una tua necessità personale ma capisci che non è solo qualcosa di tuo ma che c’è una generazione che percepisce il tuo stesso bisogno è differente. Noi non siamo partiti pensando di creare la più grande rete europea di coworking, ma pensando di creare un piccolo spazio a Brescia in cui le persone migliori potessero incontrarsi e scambiarsi idee. Non avevamo l’ambizione di creare un mercato, era semplicemente una cosa alla quale tenevamo tantissimo e che cercavamo di fare al meglio. Siamo partiti da 40 persone a Brescia e ora siamo in 2000 in giro per l’Europa, ma non l’abbiamo fatto pensando di cosa potessero aver bisogno gli altri, lo abbiamo fatto perché ne avevamo bisogno noi.

La grande sfida dell’Italia è proprio questa: ci sono oggettivamente tante cose che non funzionano, ma ciò significa che ci sono tante opportunità per proporre delle soluzioni. Se riesci a trovare qualcosa che fa stare meglio te e che può essere positiva per altre persone, perché cambia qualcosa che non va, è molto più facile che funzioni.

Giusto, parliamo dell’Italia: il divario digitale tra Italia e il resto d’Europa è davvero grande, ancora di più con gli Stati Uniti. Come vedi il futuro del mercato italiano in questo senso?

Come dicevo considerando noi stessi come individui abbiamo grandi possibilità, perché in Italia ci sono molte cose che non funzionano. Da l’altro lato bisogna considerare che non esiste più l’idea di “penso un progetto e lo penso italiano”. Questo non tanto come conseguenza della crisi economica quanto come conseguenza della globalizzazione. Qualsiasi progetto che vogliamo realizzare va pensato almeno su un mercato europeo, ed è proprio questa la sfida di qualsiasi nuovo professionista. Anche Talent Garden stesso è un progetto che parte dall’Italia, che vuole rimanere in Italia, ma che l’80% del suo fatturato lo trae dall’estero, questo perché l’Italia ha una crescita troppo bassa del suo mercato interno per pensare di poter investire tutto li. Ormai in questo contesto non importa più dove sei perché la vera capacità di un business che funziona sta nel sfruttare i vantaggi del proprio territorio, pensando a come utilizzarli in maniera globale. La differenza non la fa il mercato, la fanno le persone.

E possiamo dire che soprattutto in questo periodo di persone che fanno la differenza ce ne sono parecchie: stiamo vivendo un momento di presa di coscienza generale. Sempre più persone lasciano sicuri posti di lavoro, spesso anche ben remunerati, per avviare una propria attività imprenditoriale attraverso il mondo digital, un esempio lo abbiamo con il gruppo di Incitement. Tag in questo preciso momento storico cosa pensa di fare? Avete dei progetti per posizionarvi come linea guida in questo contesto non ancora strutturato?

In realtà Talent garden è il progetto in sé. Oltre a raggruppare persone che vogliono lavorare con passione utilizzando il mondo digital, li mettiamo nella condizione di aiutarsi a vicenda. In questa nuova concezione del lavoro non c’è più qualcuno che sta in alto e che ti dice cosa fare, anzi, la maggior parte di queste persone è autodidatta, per questo abbiamo creato Tag Innovation School. Proponiamo un tipo di formazione diversa, verticale, concreta e altamente specializzata proprio per alimentare questa nuova comunità, connetterla tra sé, ma anche con le aziende del territorio che hanno bisogno di questi talenti.

Tanti invece non sono interessati ad essere dipendenti e preferiscono avviare una propria attività, ed anche in questo caso ci proponiamo di mettere a disposizione gli strumenti necessari, oltre che a creare un ecosistema che possa essere stimolante e d’aiuto a questi imprenditori del futuro.

“Stiamo entrando nel medioevo, o costruiamo i luoghi dove mettiamo insieme il sapere e dove mettiamo insieme le persone più interessanti per prepararci a un nuovo concetto di rinascimento, oppure disperdiamo il sapere dei talenti e distruggiamo un paese senza avere la possibilità di capire come andare oltre.”

Probabilmente il mondo della formazione oggi  non sta facendo abbastanza per preparare le nuove generazioni a questo concetto di rinascimento imprenditoriale, non riesce a stare al passo con il nuovo mindset lavorativo.

Cosa consiglieresti alle nuove generazioni che stanno per intraprendere un percorso di studi che teoricamente, dovrebbe determinare ciò che faranno nella vita?

Gli consiglierei di capire qual è la loro vera passione, e poi capire come indirizzarla alle esigenze del mercato. Questa è la cosa fondamentale, se riesci ad unire questi due punti, hai trovato la tua soluzione. Purtroppo vedo tantissime persone che perdono tempo facendo quello che non gli piace, sperando un giorno di fare altro, o ancora peggio, troppi che si accontentano di fare un lavoro che non gli interessa per niente, ma il problema è questo: nella vita 8 ore lavoriamo, 8 dormiamo, e 4 le sprechiamo in trasporti… dobbiamo fare di tutto per capire cosa ci piace fare nella vita anche se è difficile, almeno dovremmo provarci. Non possiamo tenere separato il mondo del lavoro dalle nostre passioni.

Invece quale soluzione vedi per il mondo della formazione accademica?

Ho già espresso più volte che non ne condivido l’impostazione. Stiamo parlando di un sistema che è stato pensato per un mercato del lavoro in cui le professioni cambiavano ogni 50 anni. Oggi tutto si muove così in fretta che potremmo facilmente cambiare almeno 5 lavori nella nostra vita, di conseguenza non ha più senso stare 5 anni in un’aula a formarsi per fare una singola cosa. Questo è il motivo per cui abbiamo creato la Tag Innovation School, per fornire un tipo di formazione diversa, molto più breve e molto più mirata, ma dal punto di vista generazionale il nostro competitor principale sono i genitori: spronano i figli a fare corsi generalisti, come giurisprudenza ad esempio, anziché consigliargli di specializzarsi.

C’è da dire anche che le aziende stanno diventando sempre più consapevoli, e anche se per alcuni lavori, come nel pubblico, la laurea è ancora obbligatoria, sempre più realtà tendono a privilegiare ciò che sai fare piuttosto che i titoli che hai accumulato, come ad esempio le società di consulenza. Questo sta avvenendo perché le imprese si confrontano con un mercato che non può più permettersi di assumere una persona che a 28 anni non ha mai lavorato un solo giorno.

Dobbiamo cambiare l’approccio all’istruzione, partendo dalle scuole superiori, perché è li che decidi cosa vuoi fare nella tua vita, quindi inseriamo l’alternanza scuola/lavoro, facciamo capire sul campo ai ragazzi cosa gli piace fare e cosa no.

Lancia un messaggio a un giovane imprenditore che oggi decide di realizzare il suo sogno, avviare la propria start-up e intraprendere questa avventura.

Il tema oggi è la velocità perché nessuno di noi conosce la strada giusta, non sappiamo dove sia meglio andare, quindi ogni giorno bisogna svegliarsi e provarle tutte, fino a che non troviamo quella che ci porta alla montagna, sbagliando il più possibile. Spesso la paura che più ci limita è proprio quella di prendere la strada sbagliata. Di sicuro sarà la strada sbagliata, ma soltanto nel provarle tutte puoi capire qual è la strada corretta. Il tema vero oggi è correre. Provare, provare e provare. Quando siamo partiti non avevamo idea di cosa volessimo diventare, abbiamo provato vie diverse, 19.5 erano sbagliate, uno 0.5 ci ha fatto arrivare dove siamo ora, e ancora oggi stiamo tentando 20 strade diverse, sperando di riuscire a trovare ancora quello 0.5 che ci porterà ad ottenere i risultati che speriamo.

Quali sono i risultati che sperate di ottenere?

Talent Garden vuole diventare la piattaforma europea dell’innovazione che mette insieme decine di migliaia di persone su diversi territori. Oggi non sappiamo come arrivarci, stiamo provando tutte le vie sperando di trovare quella giusta.

Tu sei felice?

Assolutamente sì, facciamo ciò che amiamo, ed è questo l’importante.

 

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Dicono di me

Andrea Giuliodori
del blog EfficaceMente
"Ho conosciuto inizialmente Federica virtualmente, era una mia lettrice su EfficaceMente.com. Un giorno mi ha chiesto di poterci incontrare a Londra per fare una chiacchierata-intervista. È stata un'esperienza molto bella: Federica sa andare al fondo delle questioni e non accetta risposte banali per le sue domande mai banali. Non era la prima volta che venivo intervistato per raccontare dei miei progetti, ma in passato mi sono sempre state chieste le stesse cose, con Federica invece abbiamo avuto l'opportunità di andare oltre le classiche domande e avere una discussione che mi auguro abbia arricchito entrambi e i suoi lettori."

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